Cari lettori,
oggi parliamo di un libro molto conosciuto ma che io ho trovato alquanto semplice e mediocre, ne hanno parlato in molti e credo abbia avuto un successo eccessivo.
Recensione
La Rooney ha una buona penna, un stile narrativo scorrevole ma questa lettura è stata mediocre. Sono consapevole del fatto che sia un libro molto apprezzato e popolare ma questo non mi ferma dal dire ciò che penso.
Questa storia è vuota e impersonale e credo che l'intento dell'autrice fosse quello di descrivere una generazione come quella dei millennial, attraverso le loro emozioni, le loro incomprensioni, la confusione dei loro sentimenti.
I personaggi Connell e Marianne, sono descritti in maniera superficiale, manca un approfondimento, l'autrice doveva andare più a fondo, affrontando tutti i traumi che hanno subito. Ci deve essere qualcosa di più da raccontare, non solo una relazione sentimentale poco chiara che rimane sempre nella stessa fase, senza crescere nonostante passi molto tempo. I capitoli hanno dei continui salti temporali, questo viene usato dal narratore quando deve cambiare scenario e deve dare una scossa alla vicenda, farlo continuamente a me da sentore di non avere idee per continuare la lettura.
I problemi reali, quali la violenza famigliare, il bullismo, la depressione, vengono trattati in maniera veloce e non adeguata, rimangono in superfice, vengono solamente nominati ma non succede altro.
Connell e Marianne hanno entrambi dei problemi da risolvere ma non li affrontano, preferiscono scappare e continuare a rimanere nella stessa situazione in cui sono. Non partecipano attivamente alla vicenda, ne sono vittime inerme.
I protagonisti non hanno un'evoluzione, continuano a ripetere gli stessi errori, forse è questo che l'autrice ci vuole dire nonostante tutto, le cose non possono cambiare? Che non puoi cambiare la tua infanzia, il posto da dove vieni?
Non mi ha soddisfatto nemmeno il finale, mi sono chiesta ma è tutto qui, non farò spoiler, ma davvero questo è il significato di questo libro? Non credo sia possibile, non è accettabile una conclusione del genere.
Se l'intera storia ruota intorno alla relazione tra Connell e Marianne, non dovrebbe essere stata così noiosa e ripetitiva non succedeva un gran che, si lasciano e poi tornano insieme.
Quello che manca davvero in questo libro è una scrittura più ricca, più esperta, non ci sono descrizioni, immagini, rimane tutto molto semplice, senza colpi di scena, senza nulla che possa essere interessante per il lettore.
Ho iniziato la serie tv ma l'ho abbandonata perché forse è peggiore e più lenta del libro stesso.
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Trama
Connell e Marianne frequentano la stessa scuola di Carricklea, un piccolo centro dell'Irlanda rurale appena fuori Sligo. A parte questo, non hanno niente in comune. Lei appartiene a una famiglia agiata e guasta che non le fa mancare nulla tranne i fondamenti dell'amore e del rispetto. Lui è il figlio di una donna pratica e premurosa che per mantenerlo fa la domestica in casa d'altri (quella della madre di Marianne). Nell'inventario di vantaggi e svantaggi, l'inferiorità economica di Connell è bilanciata sul piano sociale. Lui è il bel centravanti della squadra di calcio della scuola e fra i compagni è molto amato, mentre Marianne, che nella pausa pranzo legge da sola Proust davanti agli armadietti, è quella strana ed evitata da tutti. Se la loro fosse una battaglia, o anche solo una sequenza di scaramucce amorose, si potrebbe dire che le frecce al loro arco si equivalgono. Ma Connell e Marianne sono «come due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l'una vicino all'altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili»: nella loro crescita, si appoggiano e si scavalcano, si fanno molto male ma anche molto bene, e la sofferenza che si procurano non è che boicottaggio di sé.
Certo, la ferocia informa tutti i rapporti di potere che vigono fra i personaggi, nella piccola scuola di provincia come nel prestigioso Trinity College cui entrambi i ragazzi accedono, nelle dinamiche di genere come negli equilibri famigliari. Perfino in quelle dicotomie sommarie che tanto Connell quanto Marianne subiscono, e in cui essi stessi si indulgono: quelle fra persone gentili e persone crudeli, fra brave persone e persone cattive, corrotte, sbagliate, fra persone strane e persone normali.
In un modo o nell'altro entrambi aspirano alla normalità, Connell per un'innata benché riprovevole pulsione di conformità, Marianne forse per sfuggire a quella cruda e pervasiva sensibilità che tanto dolore le causa e che facilmente vira all'autodistruttività. C'è Jane Austen in queste pagine, la forza del suo dialogo, la violenza sotterranea delle sue relazioni, e l'omonimia di Marianne con l'eroina del suo romanzo più celebre ne è un indizio.
Per anni Marianne e Connell si ruotano intorno «come pattinatori di figura», rischiando la vita e salvandosela, chiedendosi, promettendosi, negandosi, dimostrandosi che quella che li lega è una storia d'amore. La conclusione è un capolavoro di tenera e dolente maturità, per un'autrice oggi ventottenne che a ogni nuovo passo sbaraglia tutte le aspettative.
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