Cari lettori,
oggi parliamo del libro La figlia preferita di Morgan Dick.
Recensione
Questo libro cerca di raccontare la relazione complessa tra genitori e figli, la depressione, l'incapacità di amare e di quanto una persona possa cadere in basso.
Non ci sono vincitori in questa storia, non ci sono eroi senza macchia, i personaggi sono imperfetti, complicati e pieni di traumi da risolvere.
L'inizio è interessante la storia di due sorellastre, Arlo e Mickey, che non si sono mai incontrate, l'una diventa la terapista dell'altra a causa dell'eredità lasciata da loro padre.
E' un romanzo che mette in evidenza i lati peggiori delle due protagoniste, fanno di tutto per autosabotare la propria vita, se possono fare qualcosa per rovinare ulteriormente la propria condizione, lo fanno senza alcun problema, senza fermarsi a pensare alle conseguenze.
Durante la lettura di questo romanzo ti prende una forte ansia quando pensi che le cose non possono che migliorare succede qualcosa che ti porta al punto di partenza.
Lo stile di scrittura è semplice e scorrevole, il problema è che i personaggi non sono approfonditi, rimangono superficiali e vuoti, si intuisce che hanno delle ferite aperte che non riescono a guarire, ma non riusciamo a capire fino in fondo la gravità dei loro traumi.
Vengono introdotti molti temi delicati quali la depressione, l'anaffettività , la mancanza di amore genitoriale, l'incapacità di amare, l'alcolismo, ma non vengono sviluppati.
Le premesse erano ottime, le aspettative però sono state deluse.
Penso di aver compreso cosa volesse trasmetterci l'autrice, la forza e la volontà a non arrendersi e a ricominciare, facendosi aiutare da un professionalità . Il messaggio c'è solo che l'autrice non è riuscita a creare delle protagoniste a cui affezionarsi.
Mickey e Arlo sono personaggi terribili, a volte risultano davvero cattivi, forse a causa della loro malattia o dell'astio nei confronti del padre che non è mai stato chiarito.
Quello che mi ha convinto di meno è il fatto che Mickey fosse una maestra d'asilo e bevesse alcolici di nascosto, con la responsabilità di avere dei bambini da seguire e controllare. Forse voleva essere una commedia nera che descrive in maniera ironica quanto una persona possa toccare il fondo? Non era divertente.
La storia dei personaggi secondari era più interessante e mi sembravano più vividi, reali, mentre le due ragazze mi sembravano finte e inverosimili.
Mi sento di non consigliarlo, nella valutazione finale ho considerato lo stile che seppure sia acerbo non era pessimo, l'idea iniziale era buona.
***
Trama
Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non si sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà , brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha affatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe. La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto. «Le aveva costrette a incontrarsi – due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso – nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante».


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