[RECENSIONE] Il gioco del silenzio di Rob Keller

Cari lettori,
oggi parliamo del libro "Il gioco del silenzio" di Rob Keller, che mi è stato inviato in collaborazione con Francesca Rodella e la casa editrice Dea Planeta.
Ringrazio entrambe per la disponibilità e per la gentilezza.
Mi sono trovata a leggere una storia molto particolare e non mi aspettavo una lettura di questo tipo, prima di scrivere la mia recensione ho fatto molte riflessioni, ma purtroppo credo che qualcosa non abbia funzionato.
Ecco cosa ne penso nel dettaglio.




Recensione:


"Un groviglio di domande.Una stanza pieni di orologi.Questo sono i Radlach: un caso irrisolto, questo è un libro irrisolto."

Per me, questo romanzo è incompleto, le basi ci sono ma non si è creata quell'empatia tale che mi abbia permesso di avvicinarmi alla storia e ai personaggi. 
Probabilmente manca una struttura narrativa solida che permetta al lettore di appassionarsi alla lettura di questo romanzo, come dicevo prima, le idee ci sono ma sono state unite in maniera sbagliata.
I punti deboli di questo libro sono due:  i personaggi e in particolar modo la protagonista Cristina e  la mancanza di ritmo, di suspense e di paura.
Cristina è un'ex criminologa, che ha deciso di lasciare il suo lavoro per dedicarsi alla famiglia anche se c'è qualcosa che ci sfugge, nel senso che nel corso della storia capiamo che è successo qualcosa, forse ha commesso un errore e anche per questo ha deciso di abbandonare la sua professione.
In molte occasioni, Cristina ha dei ripensamenti in merito alla sua scelta e  notiamo anche come il lavoro le manchi moltissimo.

"La sua passione per i misteri e il crimine era nata proprio tra quelle mura, tra un pendolo antico e un orologio da taschino."

E' una donna molto precisa e maniaca del controllo, è una perfezionista e si organizza ogni singolo momento della sua giornata. Da giovane era molto diversa, era una ragazza ribelle, un'anticonformista e ancora oggi soffre moltissimo per la scomparsa della madre. Fino ai 18 anni, ha vissuto a Cadenabbia, un paese sul lago di Como,  con il padre Alessandro, è lui che le chiede di tornare a casa per indagare sul presunto suicidio dello zio Francesco.
E' qui che inizia la vera storia.
Ma il problema è proprio questo, il personaggio di Cristina rimane distante dal lettore che non prova nulla per lei, né amore, né odio. Non si è creata quell'empatia necessaria per affezionarsi al suo personaggio. Per esempio, quando Cristina vive un momento di tensione o di pericolo, il lettore dovrebbe avere paura per lei invece non sente nulla, perché non si è instaurato quel particolare legame tra protagonista e lettore.

Cristina non dovrebbe essere una criminologa?
Non dovrebbe indagare, trovare prove o indizi utili?

"Non frugare tra i ricordi. Non riaprire antiche porte. Le lancette scorrono solo sui giorni felici. Il tempo non cambia i nostri errori."

Ogni momento dove Cristina cerca di investigare a me è sembrato più un gioco, delle scene comiche e lei stessa non ha mai preso sul serio quello che stava facendo.
Quando il lettore si aspetta un colpo di scena, Cristina  demolisce anche quell'unico spiraglio di felicità, il primo pensiero della donna è sicuramente rivolto alla sua famiglia, ma non pensa che possa essere successo qualcosa di grave, ma piuttosto si concentra sulla condotta del figlio a scuola.
Inoltre, la nostra protagonista soffre di sonnambulismo e di allucinazioni, dovute a vecchi ricordi legati alla sua infanzia.

"E per la prima volta in vita sua, si chiese perchè non si potesse fermare il tempo. In seguito, quella domanda le parve sciocca. Lei, che viveva in mezzo agli orologi, doveva ben saperlo che le ore passano anche quando non vuoi."

Il personaggio di Cristina è molto complesso, forse troppo, questa donna ha molte fragilità, difetti e problematiche ma l'autore non avrà calcato troppo la mano?
A me tutto questo mi sembra molto surreale, trovo che la protagonista sia molto distante dalla realtà ed è difficile immedesimarsi. In più mi sarei aspettata che cambiasse nel corso della storia, invece non ha subito un'evoluzione. 
Cristina in più occasioni viene minacciata, giudicata, derisa ma tutto va bene lei non sembra essere spaventata, come se tutto questo non la riguardasse.
Suo marito Lorenzo, è un uomo che la sopporta e la supporta in ogni sua scelta, però non è un mentore positivo, perché non la fa ragionare sulle cose, ma la asseconda solamente, rimanendo sempre un personaggio secondario e poco approfondito.
Leone, il figlio dei due, ha un disturbo da iperattività, è un bambino vivace e curioso, ma in alcuni dialoghi mi è sembrato molto più grande dei suoi otto anni, a volte più sveglio della stessa protagonista e anche questa scelta non l'ho capita.

Il secondo punto debole è la mancanza di ritmo nella storia.
Lo stile dell'autore è molto semplice e diretto e il libro è molto scorrevole e si legge velocemente.

Quello che non funziona è la tensione della storia, non c'è curiosità o timore a leggere questo libro, pagina dopo pagina non si è creato quel pathos, quella suspense che ci dovrebbe essere in questo tipo di romanzo. Andando avanti con la narrazione avrei dovuto essere angosciata e piena di ansia per l'evoluzione della storia ma questo non è successo.
Ho letto la maggior parte del libro di sera e non mi è capitato di percepire una sorta di inquietudine per quello che stavo leggendo, non ho avuto paura per i protagonisti e per la loro sorte.

Rob Keller utilizza la tecnica delle "scene in flashback", questo secondo me fa scendere ancora di più la tensione e l'attenzione del lettore. Gli scrittori amano il flashback e lo utilizzano per descrivere il passato dei personaggi o alcuni passaggi della storia, che altrimenti non riuscirebbero a spiegare, ma ai lettori non sempre questa tecnica piace. Io preferisco dei capitoli separati, dove mi viene indicato l'anno o  un riferimento temporale, ma comunque il passato andrebbe diviso dalla storia narrata al presente.

Per me, è Cristina il vero caso irrisolto.

E dopo tutta questa lunga analisi arrivo a parlare dei Radlach, la famiglia facoltosa che abita la Villa degli orologi sul lago di Como. Alessandro, il padre di Cristina, lavora per loro e lei fin da piccola ha frequentato quella casa e i figli del proprietario. Come tutte le famiglie facoltose per loro le regole non esistono e hanno sempre ragione. I componenti della famiglia Radlach sono uno peggio dell'altro, non saprei dire chi sia normale e chi no, chi abbia più o meno problemi psichici. Non sono di certo una tranquilla famiglia, ma quello che so con certezza è che seguire le vicende di Nicholas, Riccardo, Miriam, Odessa, Maya, Tobia, Martin e Stella è davvero troppo. Troppa gente e troppi intrecci e inciuci che creano una grande confusione.
Tutti hanno paura di andare contro questa famiglia, di parlare o di dire qualcosa che possa infastidire i Radlach.

Il lettore intuisce subito che tutti i suicidi che avvengono nella narrazione, prima Angela, la madre di Cristina, poi lo zio e infine Nicholas, non possano essere veri e siano inevitabilmente legati tra di loro e alla famiglia Radlach. Ma mi fermo qui perché non posso svelarvi altro.

Concludo dicendo che a mio avviso l'idea di partenza c'è e non è male, ma poi lo svolgimento della vicenda, la creazione del personaggio di Cristina e l'intreccio narrativo non può soddisfare un lettore esigente e accanito.
Un vero peccato!

***

Trama:

Cristina era una criminologa, forse la migliore, ma ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno di suo figlio Leone, che soffre di un disturbo di iperattività. Ma questa è solo la versione ufficiale, che ha creato per ingannare persino se stessa. La verità è che l'ultimo caso della sua carriera l'ha letteralmente distrutta, costringendola a cambiare vita e a rifugiarsi in una routine scandita da rigorose abitudini. Poi, un giorno, il telefono squilla. Uno zio a lei molto caro si è suicidato, nel paese sul lago di Como dove è cresciuta e dal quale è fuggita molti anni prima. Troppi incubi, troppi fantasmi, per Cristina, in quelle acque scure e profonde. Tornare sul lago significa ritrovare suo padre, con il quale ha un rapporto tormentato, e soprattutto rimettere piede nella Villa degli Orologi, la spaventosa tenuta dalla quale i Radlach controllano non solo gli affari di tutta la zona, ma anche le vite di chi vi abita. La donna resiste con ogni forza alla tentazione di indagare sulla morte dello zio, perché intuisce che la verità si annida nel groviglio di segreti che lega la storia della sua famiglia a quella dei Radlach. Ma quando Leone troverà in soffitta un orologio da taschino con una misteriosa dedica, diventerà impossibile non aprire il cassetto doloroso dei ricordi.


2 commenti

La Libridinosa ha detto...

Speravo che almeno a te piacesse, ma a quanto pare questo libro non ce la fa se non con i familiari dello scrittore!

Alice ha detto...

Ciao Laura,
grazie per essere passata nel mio blog.