[RECENSIONE] Le colline, il tramonto e un cane- Vita e poesia di Emily Dickinson di Sara Staffolani

Cari lettori, oggi vi parlo della biografia di una delle più grandi poetesse americane di sempre, Emily Dickinson, scritta da Sara Staffolani e pubblicata dalla casa editrice flower- ed.

Nel suo paese natale dove ha vissuto la maggior parte della vita Amherst, viene chiamata il "Mito", in vita il suo talento non è stato riconosciuto ma la forza delle sue poesie è sopravvissuta fino a noi.
Emily non desiderava la fama, per lei il successo cambia le persone e le rende peggiori.

Ma quanto sappiamo su di lei? E quanto dobbiamo ancora scoprire?

Sara ci aiuta a conoscerla e anche a sfatare la leggenda che la vuole come una persona chiusa, fragile, sola e riesce a delineare un ritratto inedito della poetessa americana.

dal  mio profilo Instagram

Emily Dickinson nasce in una famiglia benestante, che le permette di non sposarsi e di non lavorare e di ricevere un'istruzione che ad altre donne non era concessa. Questo è sicuramente un aspetto importante perché le ha permesso di fare ciò che voleva, di leggere, di scrivere e di frequentare o meno le persone che le interessavano.

Per me questa non è la prima biografia sulla poetessa americana, mi ero imbattuta anche in quella di Lyndall Gordon, "Come un fucile carico: la vita di Emily Dickinson" pubblicata dalla Fazi editore. Non avevo fatto la recensione di questo libro perché non ne sapevo abbastanza su Emily e quindi ho aspettato per sapere qualcosa in più sul suo conto.

Ora a distanza di mesi posso dire che attorno alla figura di questa poetessa si è creata un'immagine eterea e quasi irreale,  etichettandola come "particolare, solitaria e schiva".
Ma non è così.

Le persone che amano la solitudine, che preferiscono passare il weekend a casa nella tranquillità dei luoghi a loro famigliari e conosciuti, chi ama leggere, suonare o chi ha una passione, non  deve essere per forza discriminato.
In un mondo in cui i social e il mondo virtuale stanno allontanando le persone dai rapporti umani e veri, Emily ci lascia un grande insegnamento, lei se ne fregava degli altri e ha sempre fatto ciò che voleva e che la faceva stare bene.

Lo confesso, anch'io in molte occasioni mi sento diversa, abitando in Veneto, se non bevi vino, se non mangi grigliate tutti i giorni o se alla sera non vai in discoteca o in un locale, sei definito strano o comunque allontanato. E poi se leggi e scrivi è ancora peggio.
Ma non sono disposta a rinunciare a quello che sono veramente per "uniformarmi" alla società e in questo capisco Emily, la solitudine la faceva sentire bene e il suo isolamento in quella stanza era tutto quello di cui lei aveva bisogno. Non era strana era un genio.

Possedere un Corpo, mi fa paura-
E anche un'Anima-
Possesso precario- profondo
Patrimonio obbligatorio (n.1090 c.1866)

Quante ipotesi ho letto sul fatto che lei si fosse ritirata a vivere nella sua stanza, nella biografia di Lyndall Gordon, l'autrice ipotizzava che Emily soffrisse di epilessia e quindi fu la famiglia stessa a volerla isolare dal mondo per una sorta di "vergogna". All'epoca non si parlava molto di questa patologia.
Sara, invece, pensa che il suo isolamento volontario sia dovuto al fatto che lei si sentiva lontana dal resto della società e per preservare la propria interiorità e la propria anima, abbia deciso di vivere in solitudine, o quasi, un ventennio della sua vita.
Probabilmente in questo, io leggo una sorta di auto protezione nei confronti di una società che non l'avrebbe accettata, era indipendente, intelligente, sensibile e in fondo tutti vogliamo essere compresi e capiti e Emily sapeva che in quel tempo non era possibile.

La Dickinson non era solo una poetessa, lei ha amato moltissimo la sua vita, la propria anima, ma adorava anche la natura, i fiori, gli animali e anche la sua famiglia. 
Provava molto affetto per il fratello Austin e la sorella Lavinia e in seguito anche per la cognata  e i tre nipotini e per molti anni della sua vita, il suo fedele cane Carlo, le è rimasto accanto colmando un po' la sua solitudine.

E' una donna che non si è nascosta dal mondo, solamente aveva capito che non ne faceva parte, che era diversa e non le importava diventare famosa, non voleva il successo anzi credeva che le persone diventassero peggiori e come possiamo darle torto?
Basti pensare a oggi, alla società in cui stiamo vivendo.

Una prigione poco per volta diventa un amico-E un legame di parentela prende corpoTra il suo volto Severo e il Nostro. (n.652 c.1862)

Un'anima pura, fragile, ribelle e indipendente che attraverso la poesia e la scrittura ha salvato la propria vita.
Infatti non è stato facile superare tutti i dolori e le morti che l'hanno colpita, amici, parenti, il suo adorato cane Carlo, una serie di eventi che solo con la scrittura è riuscita ad affrontare. Le perdite l'hanno segnata nel profondo, lo vediamo nella sua poesia che cambia con gli anni, ma quello che possiamo dire che è quello che scriveva è sempre autentico e "metteva a nudo" la sua anima.

Non scopriremo mai fino in fondo, come sia stata la vita di Emily, rimarrà un'enigma, una figura da studiare, così affascinante e segreta allo stesso tempo.

Leggendo la biografia di Sara Staffolani, ho capito quanto Emily Dickinson sia per lei un'autrice importante, in questo testo c'è cuore, anima e passione e io questo l'ho capito e l'ho visto.
Si vede come l'autrice abbia cercato di dare un quadro quanto meno più obbiettivo possibile di questa poetessa, ma è riuscita anche a trasmetterci delle emozioni.
Un lavoro minuzioso, accurato e dettagliato, una biografia chiara, senza finzione, senza ipocrisia che ci fa veramente capire che anima bella e fragile avesse Emily.

Per voi lettori, amici o persone che almeno una volta nella vita vi siete sentiti diversi o non accettati Emily Dickinson ci ha lasciato un grande messaggio, essere se stessi è l'unica vera ricchezza alla quale possiamo aspirare.

Spero di essere riuscita a trasmettervi il mio pensiero su questa biografia e consiglio assolutamente la lettura.
"Sarei più sola senza la solitudine"

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