[RECENSIONE] UNA FELICITA' SEMPLICE DI SARA RATTARO

Cari lettori,

oggi vi parlo di una lettura che mi è stata inviata dalla redazione di Qlibri che ringrazio molto.

Ero curiosa di leggere questa storia, la trama mi aveva colpito e credevo, dopo le prime pagine, di avere tra le mani un romanzo che mi avrebbe emozionata, le premesse c'era tutte però il risultato è stato alquanto deludente.

E' un vero peccato, però preferisco essere onesta e dire quello che penso, di certo il mio giudizio negativo è solamente relativo al libro e non alla persona e anche i grandi autori hanno avuto dei momenti di alti e bassi, la Rattaro scrive decisamente meglio di così.





Recensione

Alla fine di questa lettura quello che ho provato è stato un profondo senso di frustrazione.

Questa storia manca di emozione, sembra una favola romantica di quelle che leggevo da bambina,  purtroppo però questo libro risulta banale e narrato con estrema superficialità.

Quello che mi ha sconvolto è il  trattare un evento drammatico senza alcuna profondità e sensibilità, ho trovato questa cosa molto irritante e per me era meglio non inserirlo, se l'autrice pensava di impietosire il lettore credo che abbia ottenuto l'effetto contrario. Non sempre la soluzione giusta per intenerire i lettori sia descrivere una malattia o una morte di un amico o di un proprio caro,  ma alcune volte una storia può emozionare senza dover andare a scavare nelle paure che tutti noi abbiamo.

Ora vi spiego meglio cosa ne penso ma partiamo con ordine.

L'incipit di questo romanzo sicuramente attira molto, Cristina entra nel negozio di un'amica e scoppia una rapina, poi la storia torna indietro a quando la protagonista incontra Andrea e i due si innamorano.

Cristina è ormai una donna ultracinquantenne e nel momento in cui la paura prende il sopravvento ripensa al suo passato e alla sua vita e ai suoi amori. 

Questo prologo crea molte attese nel lettore, come giustamente dovrebbe essere una buona introduzione, la curiosità è moltissima e continua fino a quando l'autrice non tornerà a raccontarci come andrà a finire. 

La protagonista incontra Andrea quando ha ventidue anni, i due si piacciono subito però Cristina non ha esperienza con i ragazzi e si trova a provare dei sentimenti nuovi che sperava di sentire anche lei prima o poi nella sua vita. Quando era piccola per un incidente su uno scivolo di un parco pubblico,  dovette stare sdraiata a letto per moltissimo tempo e da quel momento i suoi genitori sono sempre stati molto protettivi e apprensivi con lei.

Hanno cercato di tenerla lontana dai pericoli della vita, ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza come in una bolla di vetro, ma forse questo non ha aiutato molto la protagonista nel suo percorso di crescita.

Cristina si trova impacciata e indietro rispetto alle altre ragazze della sua età,  si sente di aver perso moltissimi anni senza fare tutto quello che invece era "normale" per le sue coetanee, come uscire la sera o indossare un abito alla moda.

"Le mie compagne viaggiavano a una velocità diversa. Me ne accorsi subito. Non parlo della preparazione, ma del modo di porsi, anche solo per spiegare quel poco che conoscevamo." 


Nessun ragazzo si è mai veramente interessato a lei e quello che sente per Andrea è un sentimento così nuovo, così inaspettato ma sorprendentemente bello che gli dà fiducia, crede a quello che sta nascendo tra di loro.

Tutto avviene in pochissimo tempo, i due si innamorano e si sposano, come dicevo prima una favola romantica che ho trovato molto inverosimile e affrettata.

Purtroppo la narrazione scorre troppo velocemente nel giro di pochissime pagine, passano dieci anni di matrimonio tra Cristina e Andrea, quello che mi ha lasciato perplessa è che la protagonista non ha un'evoluzione, pensa e dice le stesse cose di quando era una ventenne insicura e capricciosa. Ha delle ambizioni personali ma non riusciamo mai del tutto a capirla e  a scoprire come sia veramente, la vita le scorre davanti e lei non è mai la protagonista della storia, lascia sempre la scena a qualcun altro. 

I personaggi di questa storia non sono poi molti però manca un vero e proprio approfondimento psicologico, di Andrea per esempio sappiamo veramente poco, probabilmente l'autrice doveva "investire" di più su questo aspetto anche se la storia è corta come in questo caso.

Il passo dal raccontare un dramma a un melodramma è breve, quello che fa la differenza è la cura dei dettagli dell'aspetto emotivo e più intimo dei vari personaggi, quando le emozioni passano in secondo piano succede quello che abbiamo letto in questo romanzo.

I personaggi sono multi-dimensionali e dobbiamo scoprire le loro particolarità, le loro caratteristiche  dopo una serie di trasformazioni, quindi capiamo a poco a poco, quello che loro pensano, quello in cui credono. La loro evoluzione personale, influenza il loro approccio alla vita e le loro scelte, ma anche il loro modo di reagire quando accade qualcosa di drammatico.

C'è troppa carne al fuoco in questa storia, la trama non è originale e a tratti l'ho trovata inverosimile e superficiale, come diceva un vecchio modo di dire sulla scrittura "less is more" ovvero che la semplicità è la sfida più grande per uno scrittore.

Non si percepisce il dolore che Cristina prova, sì lo leggiamo, capiamo quanto questa ragazza meriti di essere amata e di amare e di quanto abbia bisogno di essere felice.


"Mi sentivo in subbuglio. Tutti i pezzi della mia vita che credevo di essere riuscita a ordinare, impacchettare e nascondere dentro un armadio chiuso a chiave erano ancora una volta sparsi in disordine sul pavimento della mia vita. [...]"


Lo stile dell'autrice è molto semplice, si percepisce da subito che la Rattaro sa scrivere, che ha esperienza però purtroppo la narrazione risulta essere piatta e senza alcuna evoluzione positiva.

Per me verso la fine il libro la storia peggiora ulteriormente cercando di dare una conclusione che in un qual modo cerchi di mettere ordine e felicità nella vita di Cristina con scarsi risultati però.

L'idea era molto buona, le primissime pagine mi hanno coinvolto però il proseguo della narrazione mi ha lasciato alquanto perplessa e stupita in negativo.

La parola semplice la troviamo nel titolo, io ho capito quale fosse lo scopo di questa storia però il risultato è stato alquanto deludente, quasi non riconosco l'autrice che sa scrivere meglio di così.


***


Trama

Un giorno come tanti, Cristina entra in un negozio sotto casa per fare la spesa. Un saluto veloce all'ingresso, i gesti automatici di sempre, qualche pensiero per la testa. Poi, all'improvviso, un uomo la afferra alle spalle e le punta qualcosa alla schiena. E così quella commissione insignificante diventa un momento cruciale, uno spartiacque tra un prima e un dopo, o addirittura tra la vita e la morte. Proprio in quell'attimo, ostaggio di una rapina, Cristina percepisce l'essenza di tutto, come se le si squarciasse un velo davanti agli occhi. E si vede per quella che è davvero: una madre che non ha ancora sanato la frattura profonda che la divide da sua figlia, e una figlia che non sa comprendere il desiderio di sua madre di rifarsi una vita; una vedova chiusa in un dolore indicibile, e una donna che crede di avere già amato abbastanza - forse, di non avere nemmeno più diritto alla felicità. E un istante sospeso, tra mille variabili e mille possibilità: una fatale follia o un soccorso insperato; un futuro da cancellare o un nuovo inizio per rinascere. E l'incipit di un romanzo che sa sorprenderci e metterci in discussione a ogni pagina. Perché tutti noi, come Cristina, siamo sospesi tra occasioni che non sappiamo cogliere e scorci di felicità che ci fanno paura, tra mani che la vita ci tende e assi nella manica che potrebbero regalarci la mossa vincente. Il destino potrà confonderci con i suoi percorsi imprevedibili, ma a salvarci sarà solo il nostro coraggio: quello di inseguire i nostri sogni o di concederci l'occasione di amare di nuovo. 






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