Il museo dell'innocenza di Orhan Pamuk

 Cari lettori, 

oggi parliamo di letteratura turca con il libro "Il museo dell'innocenza"  di Orhan Pamuk.





Recensione

Orhan Pamuk è sicuramente uno degli autori contemporanei turchi più letti e apprezzati, fino a che non leggi un suo romanzo non puoi capire come mai lo sia. 

Il suo stile unico, meticoloso, attento che ci conduce in questa storia molto introspettiva dove il protagonista a poco a poco si consuma nella sua passione, in quello che lui considera alla fine la felicità, nel suo dolore e nella sua sofferenza per un amore impossibile, sottovalutato, ritrovato e perduto. 

Il ricordo di una donna che lo porta quasi all'ossessione e a collezionare le cose che le appartenevano, a pensare a lei ogni momento della sua vita, un'esistenza  vuota e inetta di fronte a un amore così grande ma che lo distrugge.

Il testo è interessante perché mette in luce le contraddizioni della società turca degli anni settanta, che non sono poi così distanti da quella di oggi; Istanbul è una città divisa tra modernità e tradizionale che vorrebbe essere un po' europea e un po' asiatica ma che rimane fedele ai propri usi e costumi.

E' autentica, unica, ha una propria personalità che leggiamo ben descritta dall'autore, è parte integrante del libro e interagisce con i protagonisti.

Il ruolo della donna, tema molto caldo anche oggi, per far sentire la propria voce deve faticare. Non solo in Turchia pure nel mondo, anche nella piccola realtà dove vivo io, nulla è cambiato rispetto a cinquant'anni fa.

In particolare nel testo, la donna borghese ricca, può viaggiare in Europa, vedere un mondo diverso, viene accettato il fatto che si possa essere concessa a un uomo prima del matrimonio, però quando torna a Istanbul cerca comunque di sposarsi per non essere esclusa, emarginata.

La questione dell'onore è sacra, ancora oggi, lo si vede nelle dizi, ci può essere tutta la modernità che si vuole ma se ci pensate, tutte le serie tv turche partono con un matrimonio combinato o non che sia, la reputazione della donna è ancora un argomento molto importante e critico. 

Hüzün questa parola così usata per descrivere la letteratura turca, è il sentimento di malinconia personale che colpisce il protagonista e  che si percepisce in questo testo, ne è pervaso così come Istanbul, città antica piena di storia e di tradizioni, così forte da mettere in ombra i personaggi di questo libro. Loro risultano deboli, incapaci di combattere le sfide della vita, Kemal in particolare ha avuto una vita drammatica, è  proprio lui a risultare fragile di fronte alla forza della città in cui vive.

Consigliato, da leggere!


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Trama


Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si imbatte in una commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto anche eroticamente molto intenso. Kemal tuttavia non si decide a lasciare Sibel, la fidanzata: per quanto di mentalità aperta e moderna, in lui sono comunque radicati i valori tradizionali (e anche un certo opportunismo). Così si fidanza e perde tutto: sconvolta dal suo comportamento, Füsun scompare, mentre Kemal, preda di una passione che non gli dà tregua, trascura gli affari e alla fine scioglie il fidanzamento. Quando, dopo atroci patimenti, i due amanti si ritrovano, nella vita di Füsun tutto è cambiato. Kemal però non si dà per vinto. In assoluta castità, continua a frequentarla per otto lunghi anni, durante i quali via via raccoglie un'infinità di oggetti che la riguardano: cagnolini di porcellana, apriscatole, righelli, orecchini... Poterli guardare, assaggiare, toccare è spesso la sua unica fonte di conforto. E quando la sua esistenza subisce una nuova dolorosa svolta, quegli stessi oggetti confluiranno nel Museo dell'innocenza, destinato a rendere testimonianza del suo amore per Füsun nei secoli futuri. La storia di un'incontenibile passione, ma allo stesso tempo uno sguardo ora severo, ora ironico, ma certamente non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla sua contraddittoria borghesia.




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