Cari lettori,
oggi parliamo di "Universality" di Natasha Brown, è un libro davvero particolare, più un saggio che un romanzo, che richiede sicuramente maggiore approfondimento.
Recensione
Questo libro è particolare, all'inizio non parte come un romanzo ma sembra essere più vicino a un'inchiesta giornalistica o a un articolo di giornale.
Hannah, una giornalista scrive un pezzo su un rave di protesta in un rifugio di campagna di un ricco banchiere, che per l'occasione viene occupato da alcuni abusivi che si fanno chiamare "Gli Universalisti". La festa avviene nel periodo delle restrizioni della pandemia, è illegale e si interrompe perché il capo del gruppo viene picchiato con un lingotto d'oro che appartiene al proprietario. Il prezioso mattoncino sembra essere stato lasciato per errore sulla mensola del camino.
Così iniziano una serie di interviste e di ricerche su quanto è accaduto, sulle conseguenze di questo gesto.
L'autrice riesce a creare dei personaggi credibili e si affrontano molti argomenti come le lotte di classe, il razzismo, il capitalismo woke, l'inclusione. Ognuno di loro si considera una vittima, i loro fallimenti sono sempre causati da terze persone.
La prima parte è quella che mi ha colpito maggiormente, è un libro che offre moltissimi spunti di riflessione ma non è di immediata comprensione, in quanto una volta conclusa la lettura ho dovuto capire se il libro mi fosse piaciuto o meno.
L'autrice punta l'attenzione sulla società di oggi, piena di contraddizioni, da una parte è uno spaccato veritiero di quello che succede oggi, lotta di classe, razzismo, parità di genere ma dall'altro lo scenario che si dipana è davvero terribile.
Lo stile di narrazione è sicuramente la cosa che ho apprezzato di più, l'autrice sa coinvolgere nella lettura, è incisiva e molto diretta senza perdersi in giri di parole va direttamente al punto della situazione. Ha una capacità molto acuta di osservazione, secondo me per comprenderlo maggiormente ci deve essere prima una ricerca e un approfondimento che qui non abbiamo il tempo di fare per la brevità del testo.
La narrazione non è lineare e non è sicuramente un romanzo, non so se sia stato presentato come tale ma è più un saggio, non è sicuramente di immediata comprensione.
Non mi sento di consigliarlo per quello che ho indicato sopra, anche se riconosco la bravura dell'autrice.
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Trama
In una tenuta dello Yorkshire occupata da un collettivo di attivisti, un rave illegale in pieno lockdown degenera: il leader viene colpito alla testa con un lingotto d’oro e rimane incosciente, mentre l’arma, dal valore di quasi mezzo milione di sterline, scompare misteriosamente. L’episodio violento è il cuore di un’inchiesta giornalistica che diventa virale, trasformando le vite dei protagonisti: Hannah, l’autrice, ne festeggia l’adattamento televisivo, eppure nemmeno il successo le garantisce l’affermazione sociale; Richard, il banchiere, proprietario di lingotto e tenuta, viene travolto da un’ondata di sdegno che mina il suo status; e poi c’è Lenny, editorialista controversa, che sfrutta l’eco mediatica della storia a suo vantaggio proponendosi come paladina della morale pubblica. Ognuno custodisce la sua verità, ma piano piano i fatti passano in secondo piano e la vicenda diventa l’ennesimo “caso”, lasciando spazio solo alle opinioni di chi ne parla. Muovendosi tra thriller e satira sociale, Natasha Brown ci interroga sul nostro stesso modo di parlare del mondo e di partecipare, e ci propone un romanzo specchio della realtà contemporanea, dove i meccanismi di esclusione – di classe, di accesso, di possibilità – si nascondono nella retorica del discorso pubblico, rendendo sempre più elitario tutto ciò che dovrebbe essere universale.


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