Cari lettori,
oggi parliamo del libro "Parlami di casa" di Jeanine Cummins.
Recensione
Questo romanzo mi è stato regalato e nonostante non rientri nella mia confort zone, l'ho trovata comunque una lettura piacevole.
La narrazione segue linee temporali e POV differenti, troviamo tre protagoniste Rafaela, la figlia Ruth e la nipote Daisy, tre donne e tre generazioni molto diverse tra di loro ma unite dalla stessa forza.
Credo che il maggior difetto del romanzo siano i vari salti temporali, che a lungo andare sono davvero troppi da seguire; la storia va avanti e indietro troppo repentinamente.
Il libro è eccessivamente lungo, il lettore si dovrebbe scrivere cosa succede in ogni capitolo per capire e seguire bene la storia, perché quello successivo cambia completamente personaggio e spazio temporale. Per cui quando riprende la narrazione di una delle tre protagoniste, si potrebbe creare un po' di confusione perché l'autrice porta avanti le loro vite in maniera alquanto disordinata. Personalmente ho preferito la narrazione al presente, l'ho trovata più interessante.
I temi centrali del libro sono sicuramente il valore della famiglia, il senso di appartenenza a un paese, cosa significhi sentirsi membro di una comunità, l'importanza delle origini e delle radici, il dolore e la sofferenza che fanno parte della vita.
Lo stile di scrittura è scorrevole ma la narrazione non è così avvincente, manca una trama solida, un'idea di base, un conflitto importante, manca un legame tra i vari salti temporali e questo crea un po' di confusione.
In alcuni momenti la storia è davvero lenta, ho impiegato molto tempo a entrare in empatia con la vicenda narrata e ad apprezzare i personaggi forse non ci sono riuscita del tutto, c'è sempre stato qualcosa che non mi ha convinta. Non ho capito quale fosse lo scopo dell'autrice, se volesse evidenziare il sentirsi stranieri oppure se le proprie origini determinano il proprio destino.
La casa in cui si è nati determina il nostro futuro?
Sì, è sempre così alla fine, seguire il richiamo delle proprie origini, una persona vuole scoprire di più sulle generazioni passate e penso sia una cosa legittima. Però non si può essere diversi da quello che siamo, non si può cambiare, penso sia questo il messaggio del romanzo.
***
Trama
A Portorico la luce del sole colpisce in modo diverso, la vita scorre lenta, a misura d’uomo, tra la natura rigogliosa e le mille sfumature dell’oceano. Ma l’isola caraibica è anche flagellata dagli uragani, ed è proprio durante un uragano che la giovane Daisy viene coinvolta in un grave incidente. Al suo capezzale accorrono dagli Stati Uniti la madre Ruth e la nonna Rafaela e, mentre la ragazza lotta tra la vita e la morte, le vicende di queste tre generazioni di donne si dipanano davanti ai nostri occhi, in una continua alternanza di presente e passato. Rafaela, costretta a lasciare l’isola negli anni settanta per seguire il marito nel Midwest americano, è ora alle prese con preoccupanti perdite di memoria. Sua figlia Ruth, portata via bambina da Portorico, non è mai venuta a patti con il trauma dello sradicamento e la perdita della lingua madre. Infine Daisy, figlia di Ruth, che per ritrovare la sua identità è tornata lì dove tutto è iniziato, costruendosi un sogno su misura lontano da ogni destino già scritto.
Un romanzo familiare con al centro donne forti, donne fragili, donne che hanno fatto errori, che hanno amato e sofferto. Donne vittime delle sottili forme di razzismo che accompagnano la diaspora portoricana, divise tra la frustrazione e la nostalgia di casa. Donne alla ricerca di un senso di appartenenza, che per trovarlo dovranno svelare segreti a lungo taciuti e risalire alle proprio come i rami del baniano, che affondano nella terra e tornano a essere radici.
Daisy, Ruth e Rafaela, tre generazioni di donne portoricane, una famiglia che deve ritrovare se stessa, un linguaggio comune, un senso di appartenenza.
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